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Federico e Stefano

NEO-N NEONATI A RISCHIO
Pubblicato da in Testimonianze · 24 Novembre 2013
Il 20 ottobre 2008 ho accolto nella mia vita Federico e Stefano. Non li ho tenuti tra le braccia come fanno le mamme appena dopo il parto, non ho visto i loro visi sporchi e affaticati, a mala pena ricordo il loro pianto per i pochi brevi istanti nei quali siamo rimasti nella stessa stanza.
Ho atteso 24 ore per scorgere dal vetro dell’incubatrice due esseri minuscoli, brutti e rugosi che non riuscivo a riconoscere come i miei figli. Erano così diversi dai bambini che mi era capitato di andare a trovare portando fiori alle amiche neo mamme… Mi è venuto da piangere, ma non si trattava di emozione, ero spaventata. Da cosa ancora oggi non l’ho capito bene, ma ricordo di aver provato delle sensazioni spiacevoli. Sarei voluta fuggire!
Con il passare dei giorni mi sono abituata a nuovi ritmi e all’andirivieni dal reparto neonatale che il loro ricovero comportava, alla realtà che avrei dovuto affrontare per qualche settimana. Uscita dalla ginecologia non sono tornata a casa con mio marito, ma mi sono fermata ospite per diversi giorni dai miei genitori. Dopo il parto cesareo faticavo a fare le scale, obbligate dove abito e la vicinanza della loro casa all’ospedale rappresentava una soluzione più comoda al dover prendere la macchina da sola per raggiungere Novara ogni giorno più volte al dì.
Quindi: non avevo più la pancia, non ero a casa in famiglia, non avevo i bambini con me. Credevo fosse un brutto sogno…
In quei momenti non mi rendevo conto che non c’era nessuna vera tragedia in atto, i miei bambini erano piccoli, davvero piccoli, ma sani e si trattava solo di aver pazienza finché raggiungessero un peso idoneo per uscire dal reparto. Potevo trascorrere con loro tutto il tempo che volevo; dapprima infilavo una mano all’interno dell’incubatrice e li accarezzavo, poi ho iniziato a fare la marsupio terapia e a cambiare i pannolini, una volta che hanno smesso di alimentarsi con il sondino ho dato loro il biberon.
E’ sì, perché latte non ne avevo proprio! Niente era andato come mi aspettavo, nemmeno quello…
Giorni da incubo, almeno per la mia mente e il cuore, che sentivo a pezzi. Poi d’un tratto qualcosa è cambiato: ho provato una sorta di sollievo, la consapevolezza che le cose sarebbero andate bene. Ho sentito l’amore arrivare al cuore, quel sentimento che non riconoscevo pensando a loro, stando con loro, è sgorgato come acqua di una piccola fonte, fresca e pura e da allora non ha mai smesso di scorrere, riempiendo fiumi, laghi, oceani.
I miei bambini, che sono la mia gioia più grande, sono cresciuti sani e belli, amano la vita e sono due piccoli curiosi ansiosi di imparare ma che al contempo mi hanno dato lezioni importanti.
I miei "mostri"… che mi hanno insegnato ad accettare quel che viene, dimostrando che dalle difficoltà può nascere un fiore. Due splendidi fiori…

Francesca Gnemmi


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