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Giulia e Alice

NEO-N NEONATI A RISCHIO
Pubblicato da in Testimonianze · 25 Novembre 2013
Tra tutte le cose strane che potevo immaginare avrei fatto o mi sarebbero successe nella vita, non avevo mai pensato che sarei diventata mamma di due gemelle. Era proprio una cosa che non avevo mai minimamente considerato, e potete immaginare il mio stupore quando il ginecologo alla 12 settimana disse "..un momento...ce n'è un altro....sono due".
La gravidanza era capitata per caso e altrettanto per caso aspettavo due gemelli. Nelle settimane successive alla scoperta, dopo lo shock iniziale, iniziai a pensare che quello che il destino aveva voluto per me era in realtà un regalo prezioso e inaspettato. Desideravo che tutto andasse bene più di ogni altra cosa e iniziai cosi anche ad aver paura che qualcosa andasse storto, troppa felicità mi spaventava, non ci ero abituata.
Non è stata una gravidanza vissuta con serenità, forse anche per colpa di un ginecologo di poche parole e troppo semplificatore. In ogni caso, a parte il primo trimestre, mi sentivo bene ed in forma e ho continuato a lavorare fino a metà del quinto mese, quando mi venne detto che il collo dell'utero era raccorciato e dovevo stare a riposo. Ma era "normale" nelle mie condizioni, non era niente di strano a sentire il medico.
Passarono 15 giorni in cui non mi sentivo bene, facevo fatica a camminare, a scendere le scale e non uscivo piu di casa, "tutto normale" continuavano a dirmi. La pancia iniziava ad essere grande ed aveva il suo peso. Poi una sera, all'inizio della settimana 29, uno strano mal di schiena, un salto in ospedale per tranquillità, sicuri che non fosse nulla, e invece il tracciato parlava di contrazioni. MI devono trasferire in una struttura attrezzata, fanno 10 telefonate, c'e un posto con due culle solo a Torino, a 150 km da casa. Io non ci credo, non mi sentivo assolutamente nulla di strano, mi metto a ridere.
Mi devono trasferire in ambulanza, un viaggio da incubo, al termine del quale riscontrano un peggioramento delle mie condizioni. Resto ricoverata, mi fanno il cortisone, flebo di antibiotici continui, ma mi assicurano che sarà una degenza lunga, per sicurezza, i continui tracciati non segnalano contrazioni. Io mi preparo a stare li un bel po', mi faccio portare dei libri, un computer, dobbiamo arrivare almeno a 32 settimane, e ne mancano ancora 3. Ma non va cosi.  Il destino ci ha fatto un regalo si, ma dobbiamo guadagnarcelo. Dopo 3 giorni arriva quel giorno, il giorno piu brutto della mia vita: al mattino tardi uno dei sacchi si rompe.
"Stia tranquilla signora, sta solo gocciolando e il liquido si forma continuamente e in queste condizioni si puo andare avanti settimane"...e invece no. Dopo qualche ora un forte mal di schiena, l'ostetrica che dice "sarà la posizione distesa di questi giorni"...e invece no.
Dopo poco iniziano le contrazioni, la mia vicina di letto che tiene il tempo. La seconda dopo 5 minuti, la terza dopo 2 minuti, e poi sono continue, mi mettono una flebo, ma non si fermano. Si calma un po il dolore, arriva il ginecologo "la dilatazione è completa, devo farla partorire, è consapevole che siamo in una situazione border-line?" annuisco.
"Allora come le chiamiamo?""ci diciamo io e Piero "Giulia e Alice" come avevamo deciso una sera in macchina, pochi giorni prima, di ritorno da una visita che ci aveva confermato i sessi.  Mi fanno il cesareo d'urgenza. Io sono congelata, sono shokkata, per tre giorni mi han rassicurato che andava tutto bene e si continuava...e invece no. Mi sento fredda, come un contenitore che non è stato capace di contenere, inutile, superficiale e vuota.
Sono un pezzo di ghiaccio, non mi scende una lacrima e continuo a pensare che forse il destino mi voleva solo illudere, e che andrà tutto male, le bambine sono piccole, chissà se saranno forti a sufficenza, chissà come staranno.
Cerco di mantenere distacco da quello che sta succedendo, ho troppa paura. Le vedo solo passare quando le tirano fuori, incrocio i loro sguardi. Non li dimenticherò mai. Sono sguardi confusi e arrabbiati, molto arrabbiati, ho pensato che fossero sguardi che mi chiedevano "mamma perche ci hai fatto questo?".
Poi per due giorni sto a letto, mi dicono che le bambine sono stazionarie. Il terzo giorno non resisto, nonostante il forte dolore mi alzo dal letto e cammimando contro il muro arrivo in terapia intesiva. "Sono la mamma di Giulia e Alice" dico. Che strano suono fa la parola mamma, quando riguarda te, e non l'avevi mai detta. E poi forse mamma non mi sento neanche, non ho piu la pancia, le ho sentite muovere solo qualche volta, io non le conosco queste bambine. E poi eccole la, piccolissime, dentro le loro teche di plexiglass, come fossero dei pezzi da museo e non degli esseri viventi.
Sono nate 1350gr e 1310gr ma quando le vedo io sono 1100gr a causa del calo fisiologico.
Dove sono i bambini delle pubblicità belli sorridenti e cicciottelli? non ci sono qui. Ci sono due bambine piene di garze, tubi, fili, il volto nascosto da un grosso tubo e una maschera. Quando gli infermieri le maneggiano mi rendo conto che sono solo ossa. Il sederino, non c'e. FInisce la schiena e iniziano le gambe, come in certi pupazzi di pezza.  Non sanno respirare, non sanno nutrirsi, non sanno essere bambini, ancora non lo sono. Non ci conosciamo, loro non sanno che sono li, e che sono la loro mamma.
Quando si diventa mamme? In quel momento non lo so, ma lo scopro nei 50 giorni successivi. Sono una mamma a metà, non ho la pancia, non ho le bambine. In quei giorni scopro che hanno bisogno di me, del mio latte, del mio calore. Imparo parole nuove: broncodisplasia, saturimetro, dotto di botallo, serratia, ROP e tante altre.
Sono un automa, tiro il latte ogni tre ore, anche di notte, mi sento in colpa per non essere stata abbastanza mamma prima, e adesso la loro mamma sono un' incubatrice e un'infermiera. In quei giorni abbiamo imparato a conoscerci, quei 50 giorni sono stati per noi un nuovo lungo parto, durante i quali io ho imparato a prendermi cura di loro e ad essere la loro mamma, e Giulia e Alice hanno imparato ad essere delle bambine.


Sofia


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